Il blog di caparossa
caparossa | 22 Gennaio, 2008 13:20
In realtà è da un bel po' che ci penso, e le vicende delle ultime settimane, degli ultimi mesi, mi hanno portato ad una... boh!, mi verrebbe da dire "rottura", ma non è il termine giusto... ad un distacco sostanzialmente sereno.
Un distacco, ecco, quasi antropologico. O almeno spero!
Ieri sera prima di andare a letto giravo tra i canali della tivù, e sventuratamente sono finito su Potta a Potta, dove c'era la nostra pornostar più famosa, con il vero erede di André Breton, Clemente Mastella, colui che ha avuto il genio di dire, alla Camera dei Deputati italiana, in qualità di Ministro della Giustizia, "gli umili soffrono quando i potenti si combattono". L'istinto è ormai affinato, e il dito è balazato repentinamente su un altro canale, ma quei pochi istanti mi sono bastati per sentire lo stomaco venire meno.
Ma ieri non è stato un giorno particolare della settimana, anzi!
Vogliamo parlare del Pastore Tedesco? Vogliamo parlare di quella ignobile pagliacciata a cui tutti i media e tutti i politici - TUTTI - hanno chinato il capo? Altro che Mastella...
Potrei continuare così per ore, giorni, settimane, mesi ... Ma, onestamente, mi sono rotto i coglioni.
A che pro continuare con sto muro del pianto virtuale, dove ogni tanto arrivo a scaricare un po' di bile?
A che serve ostinarsi ad indignarsi? Questo è il punto.
Uno si indigna perché si aspetta qualcosa, e quel qualcosa non arriva.
Ma come, voi mi avete promesso, avete detto, avete scritto, e poi nulla? Mi idigno!!.
Fare le pulci, tirare fili e mettere insieme le cose ha senso nel momento in cui si vuole criticare costruttivamente qualcosa, perché si spera di poter dare un seppur piccolo contributo per cambiare.
Bene, per quanto mi riguarda le cose non stanno più così, se mai lo sono state negli ultimi anni/decenni.
Questo sistema non è riformabile: come ben de/scrisse Massimo Paci nel suo "I mutamenti della stratificazione sociale" contenuto nel tomo 3.1 della Storia d'Italia Repubblicana Einaudi, ormai da decenni siamo di fronte ad un vero e proprio ceto, il "ceto politico". E come tutti i ceti, ci dice la sociologia, il suo primo (e sostanzialmente unico) scopo è quello di autoconservarsi e poi di autoriprodursi. Come qualsiasi organismo vivente che si rispetti. Questa cosa in questi ultimi anni, è diventata lampante: Bertinotti, Veltroni e Berlusconi che pomiciano per trovare un sistema elettorale che vada bene a tutti, grandi e piccini; Mastella che riceve l'ovazione unanime di tutto il parlamento; tutti a votare la legge che blinda l'informazione sui processi, esclusi 7 astenuti; il caso Unipol, i fessacchiotti del quartierino (altro che furbetti, che se lo fossero stati non si sarebbero fatti beccare) etc etc, che si potrebbe andare avanti a iosa, ma la cosa tedia.
La mediazione tra società e istituzioni è saltata da tutti i punti di vista, in primis da quello della "rappresentanza". La farsa delle elezioni è arrivata al suo apice, e ormai serve solo da copertina di Linus, per far sentire tranquilli gli italioti che nel loro paese c'è ancora la Democrazia (ma de che!!!). Il ceto poltico non rappresenta più la società nelle sue varie articolazioni, ma funge da organo di controllo e gestione delle risorse umane in vista di una loro ottimizzata organizzazione produttiva. Stop.
PS
Ho appena finito di scrivere tutta sta roba, e mi sono messo a scorrere i miei tanti/troppi feed rss.
Quello della Repubblica mi dice:
"Ventiseimila bimbi morti al giorno E la metà dei decessi è per fame".
Sarà che da che sono padre sono diventato più sensibile, ma sta cosa non riesce a lasciarmi indifferente.
E, sarà il retaggio cattolico, ma neanche a farmi sentire innocente...